Una razza maledetta, di Elizabeth Gaskell

Nei secoli quattordicesimo, quindicesimo e sedicesimo uccidere un Cagot era considerato un reato al pari dell’eliminare fastidiosi parassiti. Un “vespaio di Cagots”, come riporta l’antica testimonianza, si radunò in un castello abbandonato di Mauvezin, intorno al milleseicento; e, di certo, non si resero vicini di casa molto piacevoli, dato che sembravano godersi la loro reputazione di maghi, e, grazie ad alcuni misteri acustici a loro noti, si udivano nei boschi vicini lamenti e gemiti, tanti da spaventare il buon popolo della razza pura; che non riusciva a tagliare un ramo secco per il focolare, che subito un suono sovrumano sembrava riempire l’aria, né a bere acqua che non fosse avvelenata, perché i Cagots continuavano a riempire le loro brocche allo stesso corso d’acqua. In aggiunta a queste lamentele, nel quartiere si ripetevano in continuazione diversi furtarelli facendo credere agli abitanti delle città e dei borghi adiacenti di avere una ragione sufficiente per desiderare di uccidere tutti i Cagots del Castello di Mauvezin. Ma era circondato da un fossato, e accessibile soltanto da un ponte levatoio; oltre il quale, i Cagots erano feroci e vigili. Qualcuno, però, propose di accaparrarsi la loro fiducia; e a tal fine fece finta di sentirsi male nelle vicinanze del varco, in modo che tornando alla loro roccaforte lo vedessero e lo prendessero con loro, lo guarissero e diventasse loro amico. Un giorno, quando tutti erano a giocare a birilli nei boschi, l’amico traditore lasciò il raduno con la scusa di essere assetato e tornò al castello, sollevando il ponte dopo essere passato su di esso, troncando così ogni loro possibilità di fuga e di salvezza. Poi, salendo alla parte più alta del castello, suonò il corno, e la razza pura, che era in agguato, in attesa del segnale, si riversò sui Cagots intenti ai giochi, e li uccise tutti. Per questo massacro non trovo sentenza al Parlamento di Tolosa, o altrove.

(Traduzione di Rossella Monaco)

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