Domenica in tre capi, di Charles Dickens

Ci sono poche cose da cui traggo un piacere maggiore del passeggiare per alcune delle prin­cipali vie di Londra in una bella domenica, in estate, e guardare i volti allegri dei gruppi viva­ci che le affollano. C’è qualcosa, perlomeno ai miei occhi, di estremamente piacevole nel generale desiderio, manifestato da parte delle classi più umili della società, di apparire ordinati e puliti in questo loro unico giorno di festa.

Ci sono diversi soggetti attempati e seri, lo so, che scuotono il capo con aria di profonda saggezza e vi dicono che oggigiorno i poveri ve­stono troppo bene; che quando erano bambini loro, la gente aveva un’idea più precisa della propria posizione nella società; che, potete farci affidamento, nulla di buono verrà da questo genere di cose, alla fine, – e così via: ma io sono propenso a discernere, nella fine cuffietta della moglie di un lavoratore o nel cappello dalla piuma sgargiante di suo fi­glio, prove non trascurabili dei buoni sentimenti dell’uomo stesso, e un desiderio af­fettuoso di spendere i pochi scellini che può risparmiare dal suo salario settimanale per migliorare l’aspetto e accrescere la felicità di coloro che gli sono più vicini e più cari. Può for­se essere un livello di vanità indegno e inappropriato, e il denaro si sarebbe potuto impiegare per scopi migliori; non bisogna dimenticare, comunque, che potrebbe essere facilmente destinato a scopi peggiori: e se due o tre volti possono esser resi felici e soddisfatti da un insignificante miglioramento dell’aspet­to esteriore, non posso impedirmi di pensare che il fine sia stato acquisito a buon mer­cato, pari al costo di un abito elegante o di un fiocco sgargiante.

C’è una gran dose di ipocrisia, davvero inne­cessaria, sul vestire eccessivamente elegante della gente comune. Non c’è produttore o com­merciante al mondo che non impieghereb­be un uomo che ricavi un certo ragionevole or­goglio dall’aspetto proprio e di coloro che lo cir­condano, preferendolo a un collega sciatto, cupo, che lavori con accanimento, senza riguardo per il suo abbigliamento e quello di sua moglie e dei figli, e che sembri non provare piacere o orgoglio per nulla.

(Traduzione di Rossella Monaco)

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